Sono da poco trascorsi 350 anni dalla morte di Fra’ Angiolo Marchissi, uno dei più illustri speziali ed aromatari dell’Officina Profumo - Farmaceutica di Santa Maria Novella, che per circa cinquant’anni fu alla guida della Farmacia, fino alla sua morte, avvenuta nel 1659.
Entrato giovanissimo in convento come converso, nel 1612 indossò l’abito domenicano, proprio nell’anno della fondazione ufficiale dell’Officina e diede subito un grande impulso all’avvio di quello splendido periodo di studi, ricerche scientifiche ed esclusivi elaborati che contribuirono ad incrementare la fama della Farmacia in molti paesi, già nota fin dalle lontane origini del 1221, quando i Frati domenicani arrivarono a Firenze.
Angiolo Marchissi, qualificato come speziale nel luglio 1613, non si limitò esclusivamente alla composizione di semplici medicamenti, ripresi dal Ricettario Fiorentino, ma è considerato un valente studioso, che ha contribuito a far affermare a Firenze la scienza medica e chimico-farmaceutica. Fra’ Angiolo Marchissi ha reso famosi i prodotti dell’Officina tanto “che molte Città d’Italia, e fuor d’Italia ancora, da questa simili medicamenti e di molte preziose quint’essenze si proveggono”, come cita la guida seicentesca “Le bellezze della Città di Firenze”.
Fra i tanti prodotti da lui formulati si ricorda “l’Acqua antisterica”, un medicamento a base di essenze di spezie ed erbe, tra cui l’erba di Santa Maria o balsamite (Balsamite major Desf.), coltivata per le sue proprietà aromatiche e medicinali nell’orto annesso alla spezieria. Quest’erba è ancora oggi usata per la preparazione dell’ Acqua e delle Pasticche di Santa Maria Novella, prodotte dall’Officina seguendo ancora la secolare ricetta, ma alla luce delle attuali ricerche scientifiche ancora oggi allo studio.
Valente sperimentatore, Marchissi si dedicò anche all’alchimia, che non ritenne mai un’attività disdicevole per un religioso. I suoi studi infatti erano volti specificatamente alla scoperta delle qualità naturali intrinseche nelle sostanze naturali ed alla composizione di originali medicamenti per ogni sorta di malattia, spingendosi a tentare sconosciute strade di ricerca, fino a dedicarsi a veri studi alchemici.
Come ricorda l’illustre naturalista Giovanni Targioni Tozzetti, citando il “Libro dei Nobili Segreti” di Giovanni del Turco, il Marchissi durante la peste del 1630-1631 elaborò un “lattovaro” – o “elettuario”, medicina composta da cose “elette” ed eseguì anche alcuni esperimenti sulla “trasmutazione del mercurio in argento” e sull’ “oro volatile”, ai quali spesso assisteva anche il Serenissimo Principe Lorenzo dei Medici, come riporta Domenico Baldi nel libro del 1657 “ Disputatio de auro”.
La fama di Angiolo Marchissi è testimoniata anche dai privilegi e dalle decorazioni che il convento ricevette dal Granduca Ferdinando II, compreso il titolo onorifico di “Fonderia di Sua Altezza Reale” ed il dono dell’arme medicea con il ritratto di San Pietro Martire dipinto da Matteo Roselli, protettore della farmacia. Durante la guida di Angiolo Marchissi, la farmacia conobbe un periodo di prosperità economica e commerciale, tanto che l’amministrazione poté sostenere le ingenti spese per i diversi lavori resi necessari dall’intensa attività aromataria, compresa l’apertura di un nuovo ingresso, affinché anche i laici potessero visitare l’Officina e la realizzazione successiva dell’entrata monumentale dal Chiostro Grande con il portale in pietra serena disegnato dal Nigetti.
A quasi 400 anni dalla fondazione dell’Officina Profumo - Farmaceutica di Santa Maria Novella, cogliamo l’occasione per dedicare un meritevole ricordo a questo valente personaggio della storia conventuale e fiorentina del XVII secolo, del quale è possibile ammirare il ritratto nella collezione dei quadri della Sala Verde, adiacente alla Sala Vendita ed all’Antica Spezieria, dove ancora oggi possiamo ritrovare il fascino di un’arte secolare.