A tutti i proprietari di cani sarà capitato di vedere il proprio animale ingerire l'erba dei giardini dove fa la passeggiata. Bene, vi assicuro che non c'è niente di cui preoccuparsi in quanto è un atteggiamento istintivo e di autodifesa. Questo è un comportamento che gli permette di ripulirsi lo stomaco da un alimento che gli ha causato l'irritazione della mucosa gastrica o che non ha digerito e quindi potrebbe creargli dei disaggi molto più gravi a livello gastrico ed enterico. I cani non trattengono l’erba ingerita ma, come vi sarà capitato di vedere, la emettono assieme al cibo e a liquido gastrico. Importante è che questa erba non sia stata trattata con pesticidi, almeno di recente.

Anche gli animali selvatici sanno curarsi scegliendo sapientemente le piante da usare. Pensare che un povero rospetto attaccato e successivamente punto da un ragno velenoso, per difendersi dalle reazioni che questo veleno li può causare, ingerisce foglie di plantago (Plantago major Lanceolata).

In effetti la plantago, o piantaggine, è una pianta comune presente nei nostri giardini (spesso la strappiamo come fosse un erbaccia) e molto usata in ambito erboristico. Applicata su ferite da taglio, cute irritata, punture di insetti e morsi di serpente aiuta a lenire il prurito, protegge l'area da possibili infezioni batteriche e stimola la cicatrizzazione delle piaghe. Quindi, come si può ben vedere, il nostro rospetto aveva proprio ragione.

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Vi ricordate quella vecchia ninna nanna che dice: ... Fate la nanna coscine di pollo, la vostra mamma v'ha fatto un gonnello, e ve l'ha fatto di buccine d'olmo... (…) ... la coltrice di penne di pavone...

Bene: la mamma Storno fa una cosa simile. Lo storno si prodiga tanto a riempire il suo nido di rami e foglie. Apparentemente questo comportamento non ha molto significato. Però, osservando con più attenzione, ci rendiamo conto che questo uccellino è disposto a fare molti chilometri di volo per trovare queste piante e una volta raccolte nel nido, le intreccia pazientemente predisponendole ad accogliere le proprie uova.

 

Indagando meglio notiamo che questi rami e foglie appartengono a diversi tipi di piante; troviamo rametti di achillea (Achillea millefolium), verga d'oro (Salidago virgaurea), agrimonia (Agrimonia eupatoria), cespica alpina (Erigeron alpinus) e foglie d'olmo.

Inoltre notiamo che in prossimità della schiusa, lo storno, fa un bel pieno di tante piccole parti delle piante appena dette.

Queste piante hanno una maggiore quantità di oli essenziali rispetto ad altre piante officinali. Sono ricche di monoterpeni e sesquiterpeni come il limonene, il mircene e il pinene, ottimi antibatterici ed antimicotici ampiamente usati anche in campo medico. Nello specifico questi oli essenziali sono particolarmente efficaci contro batteri come lo Streptococcus aureus, lo Staphilococcus epidermidis e lo Pseudomonas aeruginosa, tutti batteri particolarmente aggressivi e che, purtroppo, si trovano facilmente nell'ambiente. Ma creando il nido con questi accorgimenti le uova sono protette durante il periodo di incubazione e i pulcini, appena nati, sono protetti dall'attacco dei batteri fino a che non avranno sviluppato un proprio sistema immunitario.

E… chi lo sa? Forse aveva una funzione simile anche quel gonnello di buccine d'olmo!

 

D.ssa Irma Dajlani

Medico Veterinario